08 novembre 2009

Quella sensazione

Una volta avevo paura della solitudine, la temevo come un brutto temporale, quello sotto cui non vorresti trovarti mai. Temere qualcosa prima di provarla credo sia una doppia sconfitta: si perde l'occasione del nuovo e si ha paura per l'idea di aver paura. Credi che gli amici un giorno fuggiranno via, sarai solo e non avrai qualcuno con cui passare il tuo tempo, non saprai con chi condividere, la tua famiglia sarà il nido a cui tornare e non il nido che ti accoglie ogni sera al rientro. Il pensiero diventa ossessione e nascono così le paranoie, quelle paure ingiustificate con cui ci si trova a dover fare i conti, nascono le sfaccettature più assurde del proprio carattere durante l'adolescenza: debolezze e punti di forza.
Plasmati è difficile scalfire quel bagaglio di esperienza.
Eppure, può succedere qualcosa che cambia il corso delle cose e ti mette davanti a te stessa.
Non è un mostro nascosto sotto il letto o la befana della notte, è la consapevolezza che più sola di come sei non potresti essere mai. Quando sbagli, quando ti emozioni, quando vivi o decidi di non farlo, quando digerisci, fai l'amore o decidi di non amarlo, di non amarti, quando vuoi ancora di più del suo corpo, del tuo corpo, quando mordi e quando scivoli lontano... sei tu, solo tu a farlo, parte da te, dalla tua testa, dalle tue endorfine.
Gli altri sono altri, non sei tu. Capiterà così di sentirti grande un giorno, dipendente solo dalla tua paura di non sentire abbastanza o di sentire troppo e troppo in fretta. La chiamano pancia o ragione, per alcuni l'una per altri, l'altra. Gli altri raccolgono la tua gioia o la tua sconfitta ma sono lì, in uno specchio, proiezione di quello che tu vuoi che siano per te.

19 ottobre 2009

InFondo

La città si espande verso qualcosa che non tocco. Puoi camminare tutto il giorno e guardare visi che rincorrono la loro giornata, puoi guardarli per ore e immaginare le loro vite. Puoi farlo, qui ti è concesso, non sai nulla di loro, non conosci i loro nonni, le loro vite. La città sembra annullare il passato di ognuno di loro, persone con cui non hai legami di sangue, di origini, di amicizie.
Li vedevo così i primi tempi, persone, personaggi di un mosaico più grande che si affollavano come statuette in un presepe. La città era il mio presepe, ad ogni angolo una scena caratteristica, personaggi proprie abitudini, evocative immagini da guardare come una spettatrice davanti al presepe e alle sue luci. Fino al giorno in cui qualcosa è cambiato. Il bar sotto casa, la signora che triste e sola fruga nel bidone stracolmo alle 15 di ogni pomeriggio, la bambina filippina che torna da scuola con la sua cartella super colorata che piano piano è diventata una borsa, passando dalle elementari alle medie, la vecchietta alla finestra che apre le serrande ogni mattina da 5 anni alle otto di mattina...fino a qualche mese fa, fino a quando l'ha sostituita una badante. Chissà come si sente, se va tutto bene. Il signore dell'acqua che mi sorride ogni mattina perchè io qui ci vivo da 5 anni e sono 5 anni che mi fornisce l'acqua. E' diventata reale, le sue luci fuori il balcone sono diventate lanterne per la mia stanzetta nelle notti di pensieri. Ho smesso di passarci le notti a guardare la città che si muove. Ho iniziato a vivere come lei, ad essere parte di lei. Ma ricordo ancora di quante volte restavo affascinata a guardare quel movimento incessante, pensando a quante storie contiene una realtà così.
Quante storie diverse e mai sentite, non erano le storie del mio paese, quelle sentite da sempre, quelle che si susseguono a puntate perchè i protagonisti sono personaggi a cui sei abituata e affezzionata da quando sei nata, da quando hai passato le prime serate in piazza sotto il campanile giocando a "sette si schiaccia". Queste storie qui erano nuove per me, sei anni fa.
La bambina assetata di storia davanti ad un presepe tutto da scoprire.
Poi è diventata casa mia e quel senso di appagamento nell'aprire il portone, nel trovare l'ascensore sul pianerottolo dopo 6 ore di lezione, di preparare la tisana alla pesca e al mango è forse la cosa che ho ricercato per tanto tempo. Sentire che quando non hai un motivo hai comunque l'ascensore sul pianerottolo con la luce accesa e che profuma di colonia.

18 luglio 2009

Noi che vogliamo il palcoscenico

Ci dicono che bisogna lottare per raggiungere i nostri sogni.
E' la storia più vecchia del mondo: lottare per quello che desideri.
Credo che in fondo sia solo una corsa a trovare quello che di te non capisci a pieno, a tutto tondo.
L'arte, la musica, la scittura sono enormi finestre nell'anima buia di chi le guarda.
A noi che non basta vedere come già altri hanno fatto, noi che abbiamo bisogno di toccare e sentire con i polpastrelli delle mani, di pulire quelle vetrate offuscate dal grigio.
E' come un mal di pancia, una sensazione allo stomaco, fitta e duratura. La misura dei nostri sogni si scontra con i pensieri di chi i sogni forse non li ha mai avuti, il vortice è fitto, chiuso.

16 luglio 2009

Quando penso a te credo che il mondo abbia un sapore diverso, adagiato rallenta per immagazzinare tutte quelle sensazioni che traspaiono, che si velano, che si sentono.
La paura diventa improvvisamente un lontano esserino da deridere, perchè conosco la differenza tra il non averti e l'averti, vicino a me e con me. Cullata la fame di saperti, di conoscerti, di condividere quelle idee che ci hanno fatto crescere insieme, che ci fanno ricordare affacciandoci ad ogni balcone, in ogni città quanto siamo. Stupidi a volte, divertenti, ironici e appassionati, imparanoiati ed egocentrici, solitari e grigi, colorati e mai perfetti, spettatori di un circo in cui amiamo, tremiamo aspettando che l'equilibrista cada a terra, tremando e allo stesso tempo sperando che questo accada. Avere il brivido dell'inatteso ci accompagna nell'attesa.
Amico mio grazie.

25 giugno 2009

Ogni colore al cielo

Definire e quindi sbagliare, provare ad agire restando fermi, sapere... coscienti di ignorare
quello che gli altri già pensavo, già metabolizzano.
Si tratta di scelte, di bivi che vanno percorsi. Bisogna decidere verso quale parte buttarsi.
Lo è sempre stato e non cambierà in questo Giugno confuso, epilogo di questo 2009 dai contorni impercettibili e dalla tinte fosche. Quante verità devono essere scoperte nell'arco di sei mesi?
Nell'arco di un solo anno che ha dato più lacrime di tutti gli altri, passati veloci e nella gioia?
C'è una sacca che andrebbe svuotata, le pagliuzze raccolte nel tempo dovrebbero scomparire e permettere che il vento le porti via, lontano, dove il mio naso allergico e sensibile non possa percepirne i pollini, i residui. Scomparire dalle opzioni, diventare ricordo di un tempo lontano dove i sensi valevano da spia, dove non c'era bisogno di capire che non erano sensazioni ma preavvertimenti. Guardo con gli occhi di chi sente quando un qualcosa nasce, osservo una storia che è scritta nella mia mente, composta da una lunga introduzione, con il tempo della fabula e quello dell'intreccio che giocano tra di loro a nascondino. Il finale manca come in ogni grande storia che si rispetti, quelle da cui ti aspetti un secondo volume, un continuo che in realtà non arriverà, perchè le vere storie sono quelle che ti lasciano un senso di incompiuto. Ti permettono di fantasticare, di continuare da solo a cercare di capire come sarebbe andata, dove l'autore sembra lasciarti nella condizione di continuare con la tua fantasia, con la tua crudezza, con il tuo cinismo. Prenderti per mano per poi lasciarti sul più bello, sul più bello della storia.
Arriverà un nuovo libro, arriverà un nuovo autore e tu sarai di nuovo lettore, crederai che quella storia finalmente avrà un finale, un giorno, più degno del libro precedente.
E capirò, capirai quanto in fondo c'è sempre un finale, quello in cui decidi di rimettere quel libro sul cassetto, sorridendo, sbuffando alzando gli occhi e dedicando 5 minuti o una vita a quella storia finita, rendendoti conto che in fondo ogni storia ha solo un significato: è una storia.
Ed ogni storia è una storia, non ti avverte mai se avrà un continuo, non ti promette di appagare i tuoi sensi, non ti avverte che ti deluderà, ma c'è per essere letta, sarai tu piccolo lettore a capire, a viverla, a sentirla, a te giudicare se quella storia era la storia che fa per te, quella da portare nel cuore e da sentire come formante per la tua anima. Lei è lì, c'è stata, si è fatta leggere, si è fatta vivere. Solo una cosa puoi sapere da subito: ogni storia in più è una chiave per guardare, leggere e vivere in modo nuovo i colori delle altre che incontrerai sul tuo cammino.

19 marzo 2009

io non lo so

io non lo so che cosa sbaglio, non lo so cosa ho sbagliato, se ho costruito un castello senza mai guardare di sotto, senza mai affacciarmi alle finestre.
Ho sempre creduto che con gli altri si potesse comunicare, che chi ti ama avrebbe capito e fatto qualcosa per non lasciarti andare via. L'ho sempre pensato, dopo aver trovato la felicità, dopo che mi ero lasciata alle spalle delle persone schifose. Ma forse chi vive tutto con il sorriso, paga sempre, paga lo scotto di non essere valutato seriamente, quando qualcosa non va, quando non si è felici.
Si pensa che passerò, che è solo un giorno no...ma non è cosi.
Io non riesco più a parlare e a farmi ascoltare, io non riesco più a risolvere le cose, a fare spallucce e trovare dei buoni motivi. Io spesso ho paura e piango di notte, ho paura di essere fregata di nuovo, di sbagliare ad investire il mio cuore e le mie lacrime.
Posso io smettere di urlare, di essere cosi risoluta per gli altri se poi gli altri non si sforzano nemmeno di parlare? Io mi sforzo di non urlare, gli altri non si sforzano di parlare.
Il circolo e il vizio girano in tondo, intorno a un tavolino e nessuno riesce a segarne le gambe ma nemmeno ci appoggia sopra un vaso di fiori.

01 febbraio 2009

Spilli

Mi pungo con le parole che non trovano il giusto senso, irreale quanto beffardo il gioco in cui siamo finiti. L'ennesima prova che la realtà si nasconde ad occhi che non sanno guardare.
E provo rabbia, e provo dolore e non ho idea di cosa fare per diventare grande e risolvere.
arriva il giorno in cui il nido ci butta fuori, in cui la soluzione non è più composta da otto lettere.
Spilli sotto la pelle, nel sangue e via via su fino al cervello che agonizza, che non può spiegare.
E allora la vita è solo una grande chiave, una grande chiave che apre lucchetti, piccoli e grandi.
Senza la chiave si è fuori, fuori da una verità che non può essere realizzabile.
La vita, la verità è come dice un mio prof "una partigianeria", non esiste la verità, le notizie che abbiamo sono solo cio' che noi decidiamo che diventino notizie.
Siamo noi a decidere i valori notizia, siamo noi a decidere cosa diventa notizia, il nostro giudizio, le nostre esperienze, il nostro legame affettivo pregiudica il giudizio.

31 gennaio 2009

Ora più che mai

17 gennaio 2009

Quanta paura

Si diffonde nello stomaco e stringe forte le ultime due certezze rimaste, arriva all'improvviso.
Da tanto, tanto tempo convivo con la paura, la paura di confrontarmi con le mie aspettative. Ho aspettato, immaginato e costruito torri bellissime, atteggiamenti e caratteri del mondo che ho sempre voluto, ho ritagliato i contorni di pagine stropicciate, incollato le parti e guardato entusiasmata. Ho dato da bere agli affamati, a chi non aveva nessun colore nel suo orizzonte, sapendo che in quel momento il mondo si cibava di me, ho fatto dono del mio cuore a chi sentiva il vuoto, a chi non riusciva. Il mondo in quel momento ha preso la mia fantasia per costruire una vita a chi forse non l'aveva, io ho guardato senza dire nulla, ho guardato crescere e diventare grandi quei sentimenti che erano stati piccoli semi in me.
Sono stata buona, generosa ma mai ingenua...sapevo che il mondo non mi avrrebbe ridato indietro nulla. Quanta paura ho a volte, quando sento che qualcosa si è spento, quando abbandono una persona lungo il cammino, quando l'incomprensione è più forte, quando non capisco, quando non conosco. Paura che un giorno non ci sia nessuno a cui poter tenere la mano, paura che il mondo smetta di colorare le montagne, paura di smettere.

04 gennaio 2009

Io Scrivo


Di notte principalmente, quando i rumori si fermano, la tv è spenta e non c'è nessuno pronto ad interrompermi.
Di getto, per poi ritornarci sopra, magari. Man mano imparo con difficoltà a scrivere a comando.
Scrivo senza filtrare. Scrivo quando non sono bloccata, quando stabilisco un contatto con quel mondo fatto di immagini e sensazioni che sento mio. Scrivo se ricevo influssi emotivi da chi ho intorno. Scrivo mentre piango, se non riesco a piangere abbastanza e ho bisogno di tirare fuori.
Scrivo e poi cancello, senza rileggere, perchè alcune parole hanno bisogno di essere scritte ma non rilette. Scrivo quando non ho il blocco dello scrittore, il blocco, quella sensazione che attanaglia lo stomaco e provoca isteria. Sai che dentro di te, in qualche parte, c'è qualcosa ma non sai come farla venir fuori, più sbatti la testa vicino al pc, più ti concentri e ti affanni a strappare pagine dal blocco più lui, dispettoso, si nasconde. Il blocco intendo, amico e nemico. Poi improvvisamente eccolo che ti dice: "Cucù" ed in qualunque posto tu sia, hai bisogno di scrivere.
Le mani vanno da sole sulla tastiera e tu pensi solo che in fondo...quella è la cosa più passionale che sai fare.